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Un vero amico è colui che accetta te, con tutti i tuoi difetti, trovandoti sempre perfetto.

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*..*¯*Magda*¯*..*

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La mia prima esperienza lavorativa è stata l'AIAS. Ho lavorato in questo centro di recupero bambini diversamente abili per due anni. Poi sono passata in un centro per insufficienti mentali, internati, per altri cinque anni, nel frattempo prestavo servizio in un ambulatorio di fisioterapia dove oltre all'utenza comune avevamo in carico una squadra di calcio di serie C. Ho vinto diversi concorsi pubblici in varie parti d'Italia, ma alla fine ho scelto Il STTSM della provincia in cui vivo. Ho lavorato per dieci anni al centro diurno per utenti pschiatrici svolgendo attività di recupero e di risocializzazione; durante questo periodo in parte frequentavo l'ex Onp ed ho collaborato per la chiusura definitiva di questa struttura. Negli ultimi otto anni ho lavorato presso il reparto di Ortopedia del Presidio Ospedaliero del comune in cui risiedo e da due mesi sono in forza all'Ambulatorio di Fisiatria ex Inam.
October 12

RAZZISMO? PIAGA DI TUTTE LE SOCIETA'

 
 
Pensiamo che il razzismo sia una fenomeno legato alla società americana
scatenato dalla tratta degli schiavi........Noooo!
Il razzismo è un sentimento perfido che si insinua costantemente nei nostri comportamenti quotidiani.
Tendiamo a essere razzisti anche con i nostri vicini di casa.
Spesso siamo razzisti senza neppure accorgecene e non vediamo quanto esso faccia male a chi lo subisce.
Pur avendo alle spalle (proprio in storia contemporanea ai nostri genitori) il genocidio degli ebrei,
considerati di razza impura, nonostante questa terribile esperienza
che qualcuno ancora può raccontare dal vivo, continuamo ad essere razzisti.
Siamo razzisti con gli extracomunitari, siamo razzisti tra ricchi e poveri,
siamo razzisti in presenza di  intelligenze diverse, siamo razzisti tra il NORD e il SUD.
Eppure ormai i Lombardi DOC non esistono più perchè nel dopo guerra e tutt'ora continua
seppure in lieve quantità molti del sud si trasferirono al nord.
Molte delle industrie del nord sono fiorenti per la manodopera del siciliani, calabresi, pugliesi.
Tuttavia siamo razzisti!
 Mi chiedo forse è un fenomeno legato alla terra di appartenenza?
 Allora potrà accadere che un siciliano radicato da tempo a Milano
verrà a dirmi che sono una Terrona solo perchè nonostante tutto ho deciso di rimanere in Sicilia
 per svolgere qui il mio lavoro e lasciare ricchezza qui, piuttosto che altrove?
 Non vi nascondo che ciò mi inquieta.
                                                                                                                   
 
"Magda"
 
 
 
October 10

UN SORRISO ALLUNGA LA VITA

 

 

Un sorriso non costa niente , produce molto e arrichisce chi lo riceve,

senza impoverire chi lo dà.

Dura un solo istante,

ma talvolta il suo ricordo è eterno.

Nessuno è così ricco da poterne fare a meno,

nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.

Crea la felicità in casa,

è il segno tangibile dell'amicizia,

un sorriso dà riposo a chi è stanco,

dà coraggio ai più scoraggiati,

non può essere comprato, nè prestato, nè rubato,

perchè è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.

Se qualche volta incontrate qualcuno

che non sa più sorridere,

siate generosi, dategli il vostro,

perchè nessuno ha mai bisogno di un sorriso

quanto colui che non può regalarne ad altri.

 

 

September 30

AMARE

 
 
Amare vuol dire non dover mai dire mi spiace.
 
("love story")
 
 
 
"Magda"
 
 
 
 
September 25

DIVINA COMMEDIA

 
 
 
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
 
 
 
 
 
 
 
 
September 20

LA LEGGENDA DELLA STATUA DI PIGMALIONE

 

 Pigmalione era uno scultore che aveva modellato una statua femminile, nuda e d’avorio, egli stesso l'aveva chiamato Galatea, (dal greco gala, galaktos, latte), della quale si era innamorato considerandola, come tutti gli innamorati, il proprio ideale femminile, superiore a qualunque donna, anche in carne e ossa, tanto da dormire accanto ad essa sperando che un giorno si animasse. A questo scopo, nel periodo delle feste rituali in onore di Afrodite, Pigmalione si recò al tempio della dea, pregandola di concedergli per sposa l’essere creato dalle sue mani, rendendola una creatura umana: la dea acconsentì. Egli stesso vide la statua animarsi lentamente, respirare e aprire gli occhi. Pigmalione e Galatea si sposarono ed ebbero un figlio di nome Pafo, che fu poi nome di una città di Cipro, famosa per un tempio dedicato alla dea dell’amore e altro nome della stessa Afrodite. Ovidio descrisse così, secondo il tema del suo scritto, la metamorfosi di un essere inanimato, ma alla base del mito non vi è, come credeva Arnobio, la banale adorazione di un idolo, ma la dedizione dell’artista al prodotto della sua arte che si spinge fino alla immedesimazione e al congiungimento con esso, ottenuto attraverso la ricerca di Afrodite, cioè della bellezza e dell'amore.

 

"Pinù"

September 14

AUTOREVOLI OD AUTORITARI?

 

Sì all'autorevolezza, no all'autoritarismo:

L’autorevolezza è la capacità di dare delle regole motivate, mantenendone la coerenza nel tempo. L'autoritarismo è l'imposizione di regole immotivate, di cui è impossibile mantenere la coerenza nel tempo.La prima regola è che non ci sono regole: il genitore che sceglie rigidamente un solo ruolo, per esempio quello del “generale ” dal pugno di ferro, priva il rapporto di molte altre possibilità di espressione. Ci sono momenti in cui il genitore deve porsi come figura autorevole e adulta, per esempio quando è in gioco il concetto di responsabilità: verso lo studio, verso l’organizzazione della casa, verso la stanchezza dei genitori che lavorano tutto il giorno, verso i soldi, verso la propria autonomia.  Esiste un percorso di autonomia rispetto alla figura genitoriale che passa anche attraverso il silenzio, la discrezione, il non detto. Quando l'autorità si esprime con prepotenza o come  ritorsione o sfogo, senza responsabilità o senza autorevolezza o con rigidità o sordità non aiuta a sviluppare la disciplina .L'immagine più frequente che richiama la parola disciplina è quella di un capo che impone con autorità al gruppo l'obbedienza a norme che lui ha stabilito. Tanti –e tutti indispensabili– sono i ruoli che i genitori sono chiamati a rivestire nel corso della vita di un adolescente. Genitore-amico che ascolta e consiglia, genitore-maestro di vita che capta desideri e inclinazioni, genitore-genitore che impone limiti e regole, genitore-complice che chiude un occhio quando può. Mille ruoli che nessuna scuola insegna, perché il mestiere più difficile del mondo si impara solo sul campo. Ogni figlio, infatti, è davvero unico, un universo a sé che sfugge a ogni schema precostituito. Un aiuto al ruolo di genitore è dettato dall'esperienza e dal buon senso.Ma per costruire una relazione genitore-figlio davvero equilibrata ci vuole ben altro, un mix di intuito e intelligenza, ragione e sentimento. In una parola: ci vuole flessibilità e affetto.. I genitori devono comunicare ai figli amore e appoggio. Devono far sentire che, per quanto siano diversi da loro, apprezzano questa differenza, anzi, li incoraggiano a esprimere i propri talenti, a essere se stessi, senza mai perdere di vista il rispetto verso gli altri, verso la famiglia e verso i propri compiti (studiare, realizzarsi, fare sport, aiutare in casa, assumersi qualche piccola responsabilità). La principale missione del genitore è incoraggiare i figli a realizzarsi, a tirare fuori il meglio di sé, a seguire e coltivare le proprie inclinazioni, soprattutto quando –immancabilmente– arriva la classica crisi di identità, quel terremoto che rischia di sovvertire sogni e aspirazioni e che può spingere a buttare al vento le proprie doti. Intuire e alimentare i talenti naturali, che è poi il lato più esaltante dell’essere genitori, non significa lasciare la briglia completamente sciolta, tutt’altro. L'adolescente inquieto, che si sente franare la terra sotto i piedi, ha bisogno di essere rassicurato e non c’è niente di più rassicurante di regole precise che arrivano dall'alto, cioè dai genitori. Il figlio che sfida il genitore ha bisogno di capire quanto lui sarà in grado di “contenere ” la sua inquietudine: è come se lo mettesse alla prova. L’abilità dell’adulto consiste proprio nel rassicurare senza essere rigido, adottando un comportamento autorevole, ma non autoritario.

"Magda"

September 10

TEMPERAMENTI E COSTITUZIONI

 
 
Gli antichi ammettevano, come già detto nel mio precedente post, quattro temperamenti:
Flemmatico, melanconico, collerico e sanguigno.
 La deduzione era fatta rispetto ai quattro elementi: dell'acqua, della terra, del fuoco e dell'aria,
a secondo che un individuo tenesse più
del fuoco o dell'acqua o dell'umidità o della terra o dell'aria.
I flemmatici sarebbero una delle tante specie dei linfatici,
che hanno per carattere fondamentale la povertà del sangue, hanno carni umide e fredde. 
In essi predominava l'acqua.
I melanconici vivono una vita poco felice come i flemmatici,
ma più attivi e meno delicati di salute, hanno carni secche e fredde. 
In essi predominava la terra.
I collerici sarebbero robusti, molto attivi, facili ad arrabbiarsi, hanno carni secche e calde. 
In essi predominava il fuoco..
I sanguigni sarebbero i più felici.
In essi predominava l'aria.
 
Secondo i moderni avremmo quattro classi fondamentali,
che si chiamerebbero dei sangugni, dei linfatici, dei nervosi e dei biliosi.
Il sangue, i nervi, i visceri, sono dunque gli elementi che costituiscono le costituzioni.
Dove predomina il sangue si avrebbe il sanguigno, dove difetterebbe invece il linfatico;
dove predomina il sistema nervoso si avrebbe il nervoso, dove i visceri si avrebbe il bilioso.
 Quindi un predominio dell' apparato digestivo, con fegato molto attivo e secrezione forte di bile
ed un cervello molto sviluppato,
ci darebbe dunque la costituzione biliosa che sarebbe la più importante.
Il predomino del sistema nervoso, invece da origine a costituzioni gracili e svelti, pure piccoli;
pelle scura e scolorita, polso debole e capriccioso;
lenta, penosa e spesso incompleta la digestione; chiare,
pallide e frequenti le orine; sonno turbato.
 Muscoli gracili, relativamente forti ad uno sforzo breve.
Hanno orrore pel freddo per avere sangue non ricco
e quasi come nei linfatici, assai povero di globuli.
I sanguigni sono i più belli.
 La fisionomia è vivace; occhi dolci interessanti, ordinariamente azzurri;
carnagione bella e colore gradevole, pelle bianca e rosea; sorriso grazioso.
Il polso è vivo, dolce ed uniforme; i capelli sono generalmente biondi o castani. 
Ingegno piacevole, versatile, con chiara e pronta intelligenza,
brillante l'immaginazione e memoria felice.
Nel flemmatico domina il sistema cellulare.
Ottuse e carnose tutte le parti, sopracciglia rade ed alte,
fronte tonda e incapace di energia e di riflessione.
Occhi limpidi; labbro inferiore molle e pendente;
 tratti del viso modellati grossolanamente, e così pure le  estremità.
Lenta la circolazione e la respirazione e la digestione.
Sonnolenza e malattie infiammatorie croniche.
Pigra impressionabilità, debole immaginazione, lentezza di tutti gli atti cerebrali.
Memoria sterile.
Dei linfatici ve ne sono molte varietà.
La costituzione è tutt'altro che corpulenta e pesante, sono sottili, svelti ed attivi e molto nervosi;
consumano sè medesimi per troppa attività.
Il linfatico come già detto è povero di sangue, di pelle liscia ed in pericolo di malattie della tisi.
E' una costituzione che viene prendendo piede assai nelle città molto affollate,
 molto attive ed industriose;
dove il polmone respira male e il lavoro fisico e intellettuale
soverchia di molto le forze naturale dell'organismo.
 
 
 
            "Magda"         
 
 
September 07

PERSONALITA'

 
 
 Ippocrate definì quattro tipi personali, in base all'umore di base presente nel suo corpo:
 il melanconico, collerico, flemmatico, sanguigno.
Voi a quale gruppo pensate di appartenere?
 
 
"Magda"
September 03

RUOLI SOCIALI

L'identità personale è legata alle dimensioni di senso che la realtà rimanda
e rende disponibili al soggetto.
 Attraverso l'impersonificazione e la rielaborazione di ruoli, caratterizzati da norme
e prescrizioni, l'individuo incomincia ad "indossare gli abiti"
che gli permetteranno di strutturare un repertorio di comportamenti e
di rappresentazioni di sé, attraverso cui procedere nella costruzione e nella definizione
della propria identità. 
Interiorizzando le prescrizioni esplicite ed implicite desunte dai prototipi e dagli stereotipi,
 mediate e sperimentate attraverso i ruoli, le donne così come gli uomini costruiscono
le motivazioni, i bisogni e le autoconsapevolezze coerenti con l'identità di genere.
  Attraverso queste considerazioni si può comprendere come lo sviluppo dell'identità,
il genere sessuale di appartenenza, i ruoli e le norme sociali a cui essa rimanda
siano strettamente legati gli uni agli altri; questi processi intenzionali,
interagendo con le caratteristiche (storico, culturali e sociali) della matrice occidentale,
producono delle differenze, all'interno dei due generi sessuali,
nella costruzione delle rappresentazioni di sé e dei ruoli sociali di appartenenza.
La pressione sociale esercitata sul bambino e la sua elaborazione soggettiva
rappresentano i meccanismi principali attraverso cui si attua il processo
di differenziazione sessuale. 
I genitori, i parenti ed il gruppo sociale di riferimento forniscono un sistema di
autorispecchiamenti attraverso cui il bambino inizierà ad apprendere ruoli,
modalità espressive e di comportamento coerenti con il proprio sesso di appartenenza.
Con il termine ruolo si indica un costrutto attraverso il quale vengono codificati attributi,
 prescrizioni e regole originati dall'interazione sociale, capaci di vincolare i modi di essere
e di agire delle persone in relazione ad un certo contesto o ad una certa situazione.
L’acquisizione di un sistema di regole e di significati condivisi,
che permette all’individuo la costruzione di una identità sociale,
è regolata dalle differenti interpretazioni dei ruoli sociali.
L'interpretazione di nuovi ruoli fornisce all'individuo un "guardaroba di abiti
con il quale costruire sé stesso e nel contempo affrontare la realtà.
 L'identità sessuale rappresenta quindi un precursore dell'identità personale
fornendo strutture per l'identificazione, la selezione e l'assimilazione
delle caratteristiche individuali sessualmente tipizzate.
  I ruoli che una donna si trova a impersonificare nella propria vita
sono quindi maggiormente complessi e sfaccettati rispetto a quelli dell'uomo.
La tendenza tipica del gruppo maschile a costruire rappresentazioni omogenee
e sovrapponibili di ruoli differenti come quello di marito, di padre e di lavoratore
e ad individuare caratteristiche descrittive comuni, può essere messa in relazione
con una visione semplificata e meno problematica della realtà sociale.
La complessità degli attributi prototipici relativi ai diversi ruoli sociali fornisce alla donna
un insieme di aspettative e di possibilità di identificazione molto disomogeneo
e a tratti contraddittorio, condizione che può rendere conto dello sviluppo di una dimensione
conflittuale nelle rappresentazioni di sé legate ai vari ruoli.
Considerando le diverse modalità di rappresentazione dei ruoli sociali si
può capire come il raggiungimento di un livello di autostima soddisfacente sia frutto
di un percorso più complesso e insidioso in una donna rispetto ad un uomo.
Il rapporto che lega ruolo e identità, mediato dalle molteplici rappresentazioni di sé,
è inserito all'interno di una matrice culturale di significati che fornisce ai singoli individui
sia una dimensione di senso che un insieme di capacità valutative.
Molte donne "si trovano all'incrocio di indicazioni, modelli ed attese di tipo contraddittorio,
a loro può riuscire difficile individuare la priorità tra obblighi e desideri,
tra l'autorealizzazione lavorativa, quella affettiva e quella materna".
Si può quindi ipotizzare che l'insieme delle differenze psicologiche
donne e uomini sia in parte frutto delle convinzioni che i due gruppi costruiscono
rispetto al sesso di appartenenza.
Pertanto, quanto maggiore appare la difficoltà nell'individuare queste caratteristiche,
tanto più complesso sarà raggiungere una rappresentazione di sé soddisfacente,
immagine riflessa dei ruoli che l'individuo si trova ad impersonare.
I cambiamenti della società occidentale hanno fornito alla donna nuovi ruoli,
nuove aspettative attraverso cui regolare la propria crescita personale,ma
nel contempo hanno prodotto nuove incognite e difficoltà nel processo di strutturazione
dell'identità personale. Il peso della dimensione storico-culturale aumenta la sua influenza
tanto più la modificazione della dimensione sociale avviene velocemente, infatti il sistema
di significati attraverso cui un individuo costruisce e comprende la realtà rimane imbrigliato
all'interno di queste due dimensioni che si muovono su piani divergenti
rendendo i processi regolativi dell'identità personale
problematici e i modelli di autovalutazione sfuggenti e contraddittori.
 Si è quindi ipotizzato che la differente costruzione dei ruoli e delle rappresentazioni di sé
potesse essere in relazione anche con il livello di autostima e di stress psicologico degli individui.
Inoltre tanto maggiore è il numero di ruoli che le donne devono impersonare tanto maggiore
è il grado di stress negativo che manifestano.
Essendo l’identità personale legata a diversi ruoli, impliciti ed espliciti, che un individuo si trova
ad impersonare e quindi ad un sistema di regole, attribuzioni, aspettative ed identificazioni,
si può affermare che, quando la strutturazione dei ruoli e delle situazioni è priva
dimensioni conflittuali, anche il vissuto personale risulta più equilibrato e privo di disagio.
Le categorie caratterizzate da un livello di stress maggiore sono quelle contraddistinte
da un maggior numero di ruoli, socialmente codificati, da impersonare.
 Bandura (1971) sostiene che affinché un individuo riesca a portare a termine
in modo soddisfacente i compiti richiesti dai diversi ruoli che si trova ad impersonare è
necessario che possieda un complesso e funzionale repertorio di competenze.
Lo sviluppo dell'identità procede parallelamente alla individuazione di ruoli e
repertori comportamentali coerenti con le rappresentazioni di sé e con il genere sessuale
di appartenenza, il quale vincola e condiziona in modo sostanziale gli abiti che un individuo può
"indossare" all'interno di una data situazione. La capacità che ha un individuo di padroneggiare
diverse situazioni e differenti ruoli sociali non è legata esclusivamente alle strategie
e alle abilità che possiede, ma è influenzata dal tipo di condotte comportamentali
che un certo compito richiede; infatti in una realtà di tipo concettuale
non è tanto il numero o il tipo di ruoli che un individuo impersona ad essere importante,
quanto piuttosto il modo in cui li costruisce e quindi le competenze che penserà di
dover possedere per interpretarli in modo adeguato.
           L’analisi delle corrispondenze ha evidenziato le diverse competenze e caratteristiche
che una donna ritiene necessarie per affrontare il ruolo di madre, di lavoratrice e di moglie
e di conseguenza saranno differenti anche le strategie e le abilità necessarie per fronteggiare
i tre ruoli in modo soddisfacente. I processi autovalutativi e il livello di autostima
sono quindi in costante interazione con i ruoli impersonificati da un individuo.
Si individua quindi nel concetto di abilità sociale e nell'insieme di relazioni che lo legano
ai processi autovalutativi messi in atto da un individuo,
un interessante strumento per poter interpretare la relazione che intercorre
fra la diversa percezione dei ruoli sociali
e la  loro relazione con il disagio psicologico manifestato da una persona.
 
 
"Magda"
August 26

L'ARTE DI PERDERE

 

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. E’ evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elizabeth Bishop

 

"Magda"

August 23

RIFLESSIONI SULLA VITA

 
 
 
La vita è troppo breve per essere qualcun'altro, sii sempre te stesso. 
 
Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi, potrebbe essere troppo tardi.
 
 Vivi la vita con coraggio qualunque cosa accada.
 
 
 
"Magda"

TIMIDEZZA ED EREUTOFOBIA

 
 
 
La timidezza è il senso di disagio e di impaccio che si prova nel rapporto con gli altri,
la mancanza di disinvoltura, l'incapacità di parlare in pubblico.
Una persona timida si sente goffa,
 ha paura che gli sguardi convergano su di sè,
non osa farsi avanti:
non